
Allacciate le cinture di sicurezza: rapina in corso!
Mai perdere la concentrazione, mai abbassare la tensione. Soprattutto se nella vita si è deciso di fare il rapinatore.
Questa storia inizia l’11 dicembre 1978, a New York, nell’aeroporto internazionale JFK. Sono le tre del mattino quando due uomini bloccano un dipendente dell’aeroporto e gli rubano il portafoglio. Ma non è quello il loro obiettivo. I due rapinatori non sono piccoli criminali in cerca di qualche spicciolo. Sono due pezzi grossi. Con uno in particolare non è il caso di scherzare. Si chiama Jimmy Burke, ed è un gangster di origine irlandesi al soldo dei Lucchese. Un clan, questo, che brilla nell’olimpo delle famiglie mafiose di NYC.

Nel posto sbagliato al momento sbagliato
E il povero impiegato del JFK come mai si ritrova, nel cuore della notte, catapultato in un giro così pericoloso? L’obiettivo dei due criminali è il deposito di sicurezza dell’aeroporto, in particolar modo la parte nella quale si trovano migliaia di dollari in contanti trasportati dal traffico degli aerei Lufthansa. Una miniera d’oro, quella tedesca, alimentata continuamente dal continuo andirivieni tra turisti, soldati e lavoratori che fanno la spola tra la Germania Ovest e gli States.
Per smuovere pezzi di quel calibro la soffiata è stata grossa e arriva da un dipendente dell’aeroporto sommerso dai debiti, il quale fornisce informazioni determinanti per aggirare i servizi di sicurezza. Il povero impiegato di turno si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il furto del portafoglio serve come ricatto fino all’apertura del caveau. “Aprici la cassaforte o noi mandiamo all’indirizzo di casa tua qualcuno dei nostri. E non sarebbe una visita di piacere per i tuoi famigliari”. Le porte si aprono magicamente e i vari dipendenti che nel frattempo si trovano ad incrociare i rapinatori vengono minacciati di morte.

Un colpo grosso. Forse troppo
Tutto fila liscio e i malviventi fuggono con sei milioni di dollari. Sei. Milioni. Una cifra enorme, esagerata, tanto che lo stesso Burke teme che il colpo sia così grosso da scatenare una reazione molto forte da parte delle forze di polizia. Così è, infatti, tanto che l’FBI si mette subito a lavoro per cercare di recuperare la refurtiva. L’eterna sfida tra guardie e ladri, questa volta, si risolve per una leggerezza compiuta da uno dei rapinatori. Fuggito con il furgone con il quale è stato compiuto il colpo, anziché bruciare il mezzo come concordato, decide, prima di farsi uno spinello con un po’ di ottima marjuana, poi di raggiungere la sua ragazza dalla quale passare la notte. Il furgone lo brucerà il giorno dopo – pensa – ma nel frattempo commette un errore. Anzi, commette un’infrazione al codice della strada.

Divieto di rapina
Il bandito lascia il furgone in divieto di sosta e proprio questa leggerezza consentirà alla polizia di risalire a lui e, poi, a gran parte della banda coinvolta nella rapina al JFK. L’FBI continua a lavorare cercando di incastrare tutti i banditi, soprattutto Burke, il quale in realtà sarà arrestato, sì, ma per altri crimini. Prima dell’arresto, però, il gangster si sente braccato e prima che qualcuno “canti” spifferando il suo nome come mente del colpo della Lufthansa inizia a far cantare le pistole. Gran parte dei componenti del commando coinvolti nella rapina dell’11 dicembre vengono uccisi in via preventiva. Il successo della legge in questo caso sarà parziale perché alla fine per il colpo al JFK non ci sarà nessuna condanna.
Allora come al giorno d’oggi la sicurezza è un tema molto importante:
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