
Colpo grosso a San Siro. Storia di una rapina finita male (per i ladri)
L’outfit è importante, anche quando si va a fare una rapina. Questa storia si svolge a Milano il 27 febbraio di sessantuno anni fa. È il 1958 e siamo in via Osoppo, zona ovest della città meneghina, a un paio di chilometri da San Siro.

Il blitz di via Osoppo
Un furgone della Banca Popolare di Milano si sta dirigendo verso la filiale di via Solari per depositare un carico di denaro. Un bel carico. È il 27 del mese, infatti, e per molti lavoratori è giorno di paga. Tutto sembra filare liscio, quando un furgoncino entra a grande velocità sulla strada, perde il controllo e si schianta contro un palazzo. Il portavalori si ferma per un attimo e prova a ripartire subito dopo, ma non ce la fa, perché, nel frattempo, un altro camion lo sperona. Dallo stesso mezzo scende un uomo che rompe il finestrino del furgone della banca e ruba il mitra al conducente.

Rapidi, efficienti, indolori
Lo scenario cambia. Dall’incidente siamo passati alla rapina. Una grossa rapina. Arriva una Giulietta dalla quale scendono altri uomini, che minacciano le due persone che sono sul portavalori insieme all’autista. Pochi minuti e il furgone è ripulito. I malviventi si danno alla fuga, con un bottino, per l’epoca, da capogiro: quasi 600 milioni di lire. L’azione è stata rapida, fulminea, perfetta. Non è stato sparato neanche un colpo e nessuno si è fatto male. Un piccolo particolare, però, si rivelerà decisivo per il finale di questa storia, che sembra uscita da un romanzo di Scerbanenco.

La beffa delle tute blu
Nei giorni successivi, infatti, gli inquirenti che indagano sul furto recuperano le tute blu da operaio utilizzate dai banditi durante l’azione in via Osoppo. Dall’etichetta degli indumenti risalgono al proprietario il quale, una volta rintracciato, viene messo sotto torchio. L’uomo alla fine si rivela decisivo e tutti i componenti del commando vengono individuati e condannati a molti anni di carcere duro.
La rapina, che per qualche giorno è sembrata perfetta, dunque, finisce male per i banditi, che saranno ricordati per sempre come i membri della ‘banda di via Osoppo’.
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